Usura

Nelle società di ogni tempo l’usura è come una ferita che sanguina senza rimarginarsi. Colpisce le classi più povere sia a livello economico sia a livello culturale: in generale, chiunque possa passare da un giorno all’altro da una semplice difficoltà a un sovra indebitamento. 

Ci sono casalinghe, pensionati, famiglie numerose con studenti e un lavoro precario che sono a rischio di usura. Sono parte di quel 1.400.000 famiglie italiane che, secondo le recenti stime della Banca d’Italia, versano in una condizione di fallimento. Nell’unico vortice dell’usura possono trovarsi i tossicodipendenti o chi gioca d’azzardo, oppure persone malate o colpite da spese giudiziarie, oppure anche figli di famiglie agiate che fanno il passo più lungo della gamba nel gestire il loro denaro. Molti imprenditori si sono trovati in crisi di liquidità, senza finanziamenti legali che assicurassero una garanzia alle loro richieste. L’alternativa, falsa perché imposta dall’urgenza, è spesso quella di prestiti di denaro liquido ad usura, con tassi di interesse insostenibili. Ci sono poi coppie separate, o semplicemente famiglie modeste, che aspirano a livelli di consumo sempre più alti, per mantenere i quali sono costrette a indebitarsi e a chiedere prestiti a usura. «Nel corso dell’ultimo anno [2015] è aumentata, rispetto alla precedente rivelazione, la percentuale di chi dichiara di avere avuto esperienza di amici o parenti a cui è capitato di chiedere denaro in prestito ad un usurario (16,9%, 6 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno); di ricorrere alla Caritas o ad altre associazioni per disporre di un aiuto economico (22,9%, 2,7 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno); di perdere importanti somme di denaro al gioco (28,7%, 13,4 punti percentuali in più rispetto allo scorso anno)». Eurispes, 28° Rapporto Italia, Bologna, Minerva, 2016,246. La Consulta nazionale antiusura – nata nel 1995 con il sostegno della Conferenza episcopale italiana e che attualmente riunisce 28 Fondazioni sparse in tutte le regioni italiane – rimane un punto di approdo sicuro. Il gioco d’azzardo, la necessità di prestiti a usura e la crisi sociale si intrecciano come lati dello stesso prisma. Rappresentano il sintomo e la conseguenza di una cultura malata che si affida alla sorte, la voglia di arricchirsi senza sacrifici, o semplicemente l’illusione di trovare una scorciatoia. Perché le conseguenze del gioco d’azzardo non sono esclusivamente una responsabilità personale: a livello sociale sono simili a una piaga, che la politica è chiamata a medicare e guarire. Anzitutto, la regolamentazione della pubblicità dell’azzardo, il potenziamento dei controlli, la trasparenza dei politici in relazione alle lobby. Sono troppe le persone povere intrappolate nelle catene della dipendenza e nel giro dell’usura. Sono decine di migliaia le vite rovinate dalla logica perversa dell’usura. La gravità del fenomeno sta nel fatto che i tassi di interesse sono altissimi. In uno studio dell’Eurispes che risale a qualche anno fa si sottolineava che nel 44% dei casi gli interessi raggiungono il 100%, nel 24% dei casi si spingono fino al 200%, nel 23% fino al 500% e nel 9% superano addirittura il 500%. Le conseguenze che comporta il rivolgersi al credito usuraio sono sempre drammatiche. Nel 23% dei casi il ricorso agli usurai conduce al fallimento o alla chiusura o cessione a terzi dell’impresa e dell’esercizio commerciale. Ma il rivolto più terribile è il ricorso al suicidio come soluzione quando ci si trova sull’orlo del baratro, spinti da una sudditanza psicologica e dal senso di colpa; in questi ultimi 20 anni, a causa dell’usura si sono suicidate una media di circa 140 persone all’anno. Le varie Fondazioni antiusura rimangono un punto di riferimento, non di rado proteggono le famiglie, che durante la fase della denuncia ricevono pesanti minacce di morte. Ma tutto questo non basta. Di certo è necessario fare un primo passo: vincere la paura e la solitudine e denunciare gli usurai. Nel 2014 le denunce per usura sono cresciute del 40%, i soggetti arrestati sono il 30% in più rispetto al 2013. La maggior parte del fenomeno resta però occulta. Il termine «usura» viene dal latino usus, che nel diritto romano indicava il compenso per l’utilizzo del capitale altrui: la stipulazione di un mutuo nel diritto romano era gratuita; perciò, per stabilire un interesse sul capitale presentato, era necessario uno specifico contratto accessorio a quello del mutuo, che si chiamava stipulatio usurarum. L’usura è però emersa in Italia come dramma sociale agli inizi degli anni novanta. Per aggirare il divieto dell’usura a livello giuridico sono stati utilizzati sotterfugi tanto ingegnosi da essere alla base del diritto commerciale moderno, come la cambiale, che nasconde un mutuo sotto un cambio di valuta, o forme di assicurazione, che derivano da vendite singolari ecc. La Consulta nazionale antiusura, attraverso il presidente, p. Massimo Rastrelli, e il segretario, mons. Alberto D’Urso, ha chiesto al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, di modificare l’art. 14 della legge 108/96 che esclude le persone fisiche, che non siano imprenditori, dall’accesso ai finanziamenti del Fondo antiusura. Mentre la legge protegge e incentiva gli imprenditori sotto usura a denunciare gli usurai – in quanto la denuncia è uno dei requisiti fondamentali richiesti dalla normativa per accedere alle risorse pubbliche – , per chi non è imprenditore, dopo la denuncia non è prevista alcuna forma di solidarietà e sostegno economico: questi resta abbandonato a se stesso. La Consulta nazionale e le Fondazioni colmano nell’ordinamento una lacuna giuridica tramite le proprie risorse, quelle del Fondo di prevenzione previsto dall’art. 15 della legge 108/96 e i fondi dell’8 per mille dell’Irpef alla Chiesa cattolica. Ma questo non è sufficiente per i bisogni reali. L’usura, che non deve essere confusa con il prestito a interesse che anche la Chiesa approva, non è solo un fatto criminale, ma anche un fenomeno sociale davanti al quale è indispensabile agire anche con forme di tutela psicologica e assistenziale. Papa Francesco ha definito l’usura una «piaga sociale che ferisce la dignità» e ha rivolto, nell’udienza del 29 gennaio 2014, un pensiero alle vittime degli usurai: «Non è umano che le famiglie non possano mangiare per pagare i debiti». E’ un richiamo fin troppo chiaro e diretto per non essere ascoltato dalla società civile e dal legislatore, che ha il compito certamente di curare il dramma dell’usura, ma anche di prevenirlo con la formazione nelle scuole e attraverso campagne mirate nei Comuni. Nella nostra Diocesi Isernia-Venafro opera la Fondazione Antiusura S. Pietro Celestino, Piazza Andrea D’Isernia 0865/413799 info@antiusuramolise.it

Dal 1996 fino al 2014.

 

 

TOTALE CASI ESAMINATI

 

895

 

RICHIESTE ACCOLTE

293

 

RICHIESTE RESPINTE

454

 

RICHIESTE RITIRATE

30

 

CASI IN SOSPESO

69

 

NON PRESENTATI

6

 

RICHIESTE ARCHIVIATE (*)

43

 

 

 

(*) L’archiviazione è avvenuta per la mancata produzione della documentazione richiesta.

 

di Don Salvatore Rinaldi

articolo pubblicato su “Primo Piano” di Lunedì 11 Aprile 2016

 

 

 

 

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