Un pò di storia sulla novena della Madonna del Carmelo (6-14 Luglio 2016)

Anche quest’anno si rinnova il rito della novena alla Vergine del Carmelo nella storica chiesa annessa all’ex convento dei Carmelitani, oggi sede del Ginnasio-Liceo “A. Giordano”.

La chiesa appare in buone condizioni: è stata restaurata a seguito del terremoto del 1984: pareti e dipinti sono ben conservati, salvo la parete in fondo, alle spalle dell’altare maggiore e della grande edicola che ospita la bellissima statua della Madonna del Carmine. Il rito della novena si ripete puntualmente ed il parroco Don Salvatore Rinaldi insieme ai “suoi” diaconi e chierichetti accoglie i fedeli che da ogni angolo di Venafro si recano al “Carmine”. Il rito ripete le antiche tradizioni: rosario, canti specifici per la Vergine del Carmelo, Celebrazione dell’Eucarestia, omelia su temi mariani, preghiera alla Vergine del Carmelo. Il popolo di Dio presente al rito serale delle ore 19,00 è rappresentato dagli appassionati del culto mariano riferito alla Vergine del Carmelo: sono donne e uomini ormai avanti negli anni che pregano e cantano con viva fede, affidando la propria vita e quella dei loro cari alla misericordia di Maria santissima del Carmelo. Lo stile dei testi delle preghiere risulta forse oggi alquanto antiquato e bisognerebbe adeguarlo, ma il significato per chi prega rimane inalterato. E’ antica e sempre profonda la fede dei venafrani per la Madonna del Carmine, anche perché la festività solenne si celebra a un mese di distanza dalla festività dei Santi Patroni di Venafro, i Martiri Nicandro, Marciano e Daria e appena una decina di giorni prima della festa di Santa Anna, madre della Madonna. Un lasso di tempo molto ristretto che presenta festività liturgiche essenziali per significato teologico: Sant’Anna mette al mondo una bambina, Maria, concepita senza il peccato originale; Maria, giovinetta, pronuncia il suo “eccomi” ed accoglie nel suo grembo il Figlio di Dio; i santi Martiri testimoniano con il sacrificio della loro vita le verità di fede.

Nella chiesa del Carmine ogni anno si ripete di generazione in generazione l’atto di consacrazione alla Madonna, intesa come sforzo di imitarla, almeno negli intenti, a fare ogni cosa come Lei l’avrebbe compiuta. Le omelie di Don Salvatore Rinaldi sera dopo sera durante la novena guidano i fedeli a meditazioni ispirate dal suo incondizionato amore filiale per la Madonna del Carmine.

 

La Madonna del Carmelo

La festa liturgica fu istituita per commemorare l’apparizione del 16 luglio 1251 a san Simone Stock, all’epoca priore generale dell’ordine carmelitano; la Vergine gli consegnò uno scapolare (dal latino scapula, spalla) in tessuto, rivelandogli notevoli privilegi connessi al suo culto. Strumento di collegamento spirituale tra i fedeli e la Madonna del Carmelo ancora oggi è lo “Scapolare”, che ormai pochissimi indossano e addirittura non tutti conoscono. Eppure è parte essenziale, insieme al bianco mantello, del bellissimo abito che riveste la statua della Madonna del Carmine. Nel testo della preghiera alla Vergine del Carmelo è costante il richiamo allo scapolare ed alle sue virtù taumaturgiche, ma ai fedeli potrebbe sfuggire il senso profondo di quella preghiera se non fanno riferimento alla  storia della prima comunità monastica sorta sul monte Carmelo in Israele. Nel Primo Libro dei Re dell’Antico Testamento si racconta che il profeta Elia raccolse una comunità di uomini proprio sul monte Carmelo (in aramaico «giardino»), operando in difesa della purezza della fede in Dio, Qui, in seguito, si stabilirono delle comunità monastiche cristiane. I crociati, nell’XI secolo, trovarono in questo luogo dei religiosi, probabilmente di rito maronita, che si definivano eredi dei discepoli del profeta Elia e seguivano la regola di san Basilio. Nel 1154 circa si ritirò sul monte il nobile francese Bertoldo, giunto in Palestina con il cugino Aimerio di Limoges, patriarca di Antiochia, e venne deciso di riunire gli eremiti a vita cenobitica. I religiosi edificarono una chiesetta in mezzo alle loro celle, dedicandola alla Vergine e presero il nome di Fratelli di Santa Maria del Monte Carmelo. Il Carmelo acquisì, in tal modo, i suoi due elementi caratterizzanti: il riferimento ad Elia ed il legame a Maria Santissima.

                  

Il Culto della Madonna del Carmine a Venafro.

Nel luogo ove oggi sorge la chiesa del Carmine, si trovava, in epoca romana, la porta occidentale e da essa partiva il decumano maggiore. 

In epoca medioevale in quel luogo sorgevano già chiese cristiane come la chiesa della Madonna la Libera o addirittura quella che sarà la Cattedrale dedicata alla Madonna Assunta in Cielo. Tra le altre c’era la Chiesa di S. Pietro Maggiore, caduta in rovina. Proprio sulle rovine di questa chiesa, ricordata nella bolla di Papa Alessandro III del 1172, i Padri Carmelitani nel 1580 ottennero 1’assenso per costruire un convento e una nuova chiesa, diventata Chiesa del Carmine. 
Il convento dal 1806 è divenuto proprietà del Comune, che inizialmente programmò di renderlo ospizio dei poveri, poi invece lo ampliò e lo adibì a sede scolastica (il ginnasio-liceo lo occupa tuttora); la Chiesa continuò ad essere officiata, ma dall’Ordine dei Minori Osservanti, fino al 1860; successivamente fu gestita dai Padri Cappuccini; ed infine tornò al Clero secolare, che a tutt’oggi se ne prende cura, tenendola saltuariamente aperta al culto. Di tanta storia oggi resta  il nome della strada “via dei Carmelitani “, la novena dal 7 al 15 luglio di ogni anno, una processione molto partecipata nella serata del 16 luglio, e soprattutto la celebrazione dell’Eucarestia per tutto l’anno al mattino di ogni mercoledì (giorno dedicato alla Madonna del Carmine).

 

Assiduità alla novena della Vergine del Carmelo.

A partire dalle ore 18,00 la chiesa de Carmine in Venafro si apre ad accogliere i fedeli: è tempo di novena, è tempo di raggiungere il tempio sacro in orario . Mi metto a sedere sulla panchina di pietra che si allunga a destra del portale della chiesa e osservo. Arrivano a piedi, in macchina, appoggiati ad un bastone o al braccio di un familiare o di un amico o di un’amica. Vedo volti rugosi e bianche chiome, pochi giovani e pochi bambini. Entrando si guardano gli uni gli altri e si contano, attenti se manca qualcuno che era presente alla novena dell’anno precedente. Ebbene sì, qualcuno manca. Durante l’anno sono andati alla casa del Padre i più vecchi, ma anche molti giovani, altri non hanno modo di muoversi dalla loro casa o per malattia o perché non hanno accompagnatori generosi.

 

Filomena ha fatto una proposta a Don Salvatore: “Fai una foto agli assidui della novena del Carmine, affinché di loro rimangano memoria ed esempio di fede per le future generazioni”.

 

Vincenzina Scarabeo Di Lullo

 

 

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