Gesù il Messia

Ogni persona incontra Gesù, si trova davanti un uomo con un grande senso di sicurezza e che ha voglia di affrontare la vita in modo pieno e senza paure. Gesù è il “samaritano” della parabola, che si carica sulle spalle la vittima dei banditi e si prende fino in fondo cura di lui (Lc 10,25-37).

I Vangeli ci raccontano che durante la vita pubblica Gesù si commuove e si irrita, sorride e si sente stanco, si intenerisce e si turba, piange. Conosce, come ciascuno di noi, sentimenti ed emozioni, la fame e la sete, l’angoscia e la tristezza. Non ama la solitudine, se non in alcuni momenti di preghiera. Gesù non vive in estasi, non esce mai di testa. La sua è la psicologia del quotidiano nel senso più pieno e più vero. Vibra con il suo tempo e con gli avvenimenti che lo coinvolgono. «Mangia insieme ai pubblicani e ai peccatori» (Mt 9,11). Ma per Gesù mangiare, bere e fare festa non è un gozzovigliare spensierato e insulso. Ogni invito a pranzo si trasforma in un’occasione per entrare in un dialogo specialissimo con il suo ospite. Gesù condivide i nostri sentimenti, la nostra sensibilità, le nostre passioni. Prova come noi l’ansia, la paura, la tristezza, l’angoscia di fronte alla morte (Mc 14,34). Gioisce della tenerezza, dell’affetto, è aperto all’amicizia e soffre le delusioni dell’abbandono e del tradimento. Gesù si indigna con chi ha il cuore chiuso come i farisei, con chi non vuole che sia guarito un ammalato in giorno di sabato (Gv 5,1-18; Mc 3,1-6), con chi è ipocrita e impone pesi enormi agli altri in nome della legge (Lc 11,45-54), con chi ha trasformato la casa di Dio in una spelonca di ladri (Mt 21,12-13). Nessuno ha potuto accusarlo di essere ambiguo, di fare il doppio gioco. Vive come parla, invita alla povertà e si fa povero per primo. Dice di perdonare e perdona sempre, anche sulla croce. In lui non appaiono mai quegli atteggiamenti schizofrenici o quei disturbi nella personalità di tanti “grandi” personaggi storici di ogni tempo. Gesù è sempre presente a se stesso. È un volitivo, ma è anche ricco di sentimenti e ha un’immensa comprensione per le debolezze e una grande indulgenza per i peccatori. È dolce e mite, ma anche forte e a volte duro con chi si chiude alla verità. Da secoli il popolo ebraico attendeva un profeta, un altro Mosè, che lo liberasse dalla servitù degli stranieri, e ogni tanto, qualcuno saltava fuori e provava a fare l’eroe nazionale per liberare il popolo. Anche Gesù, Messia scomodo e inerme come i veri profeti, verrà fatto fuori. Il suo progetto di vita e le sue parole non sono però sparite nel nulla con la sua morte in croce e risuonano ancora oggi, dopo duemila anni. La vocazione di Gesù è prima di tutto rivelare Dio, un Dio sorprendente e che ci ama. La novità del volto del Dio cristiano è rivelata dall’umanità di Gesù: Gesù rivela Dio nella sua vita di uomo. Le sue scelte, i suoi comportamenti, i suoi sentimenti ci parlano di Dio, lo rendono trasparente. Gesù ci ha narrato Dio, e ci ha mostrato chi è l’uomo. Si dice sempre che è venuto a salvarci, ma come ci ha salvato? Insegnandoci come vivere in questo mondo. Ognuno di noi si salva nella misura in cui impara a vivere in questo mondo come Gesù è vissuto e ci ha insegnato. E noi diciamo che la vita fatta alla sua sequela, conformemente alla sua, è la vita cristiana. Gesù non agisce a caso, spinto da altri o guidato dalle circostanze. Sa bene qual è la sua vocazione: fare la volontà del Padre. Ha chiaro un progetto da realizzare: annunciare un messaggio di salvezza per la felicità e la piena realizzazione di ogni uomo. Gesù va all’essenziale delle cose. Dice: «Quale vantaggio c’è che un uomo guadagni il mondo intero e perda la propria vita?» (Mc 8,34-36). Nella sua straordinaria dirittura morale è pieno di misericordia per le prostitute, i ladri, gli usurai, gli assassini, le adultere, gli infedeli, i traditori. A tutti quelli che appaiono minimamente disponibili al pentimento, assicura una vita nuova e il perdono. Gli apostoli li ha scelti lui, uno per uno, li ha aperti giorno dopo giorno a conoscere i segreti della sua persona e quelli di Dio. Li ha resi pronti e li ha coinvolti nella sua missione. Ma al momento buono questi amici gli voltano le spalle. Sono delusi e si sentono traditi. Nonostante i tanti insegnamenti di Gesù, essi non pensano possibile una fine ingloriosa del loro Maestro. Si erano messi in testa un Gesù diverso. Non un Messia sconfitto. Le apparizioni pasquali lo ripropongono vincitore. Gesù va a recuperare gli apostoli, riallaccia le fila di quella comunità che sarebbe stata la Chiesa. Ma anche in questi quaranta giorni non mancano diffidenze e incomprensioni. Gli apostoli non credono, Tommaso si ribella e chiede di «toccare con mano», i due discepoli di Emmaus abbandonano Gerusalemme delusi. Gli apostoli si chiudono in casa per paura. E quando Gesù compare sono più dubbiosi che contenti, anzi «sconvolti e pieni di paura», perché pensano di vedere un fantasma. Tanto che Gesù deve rassicurarli: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho» (Lc 24,36-39).

 

di Don Salvatore Rinaldi

 

articolo pubblicato su “Primo Piano” di Lunedì 26 giugno 2017

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