Le persone e il sesso sono diventate merce

La liquidità, espressione del sociologo polacco Z. Bauman che evidenzia il progressivo indebolimento delle relazioni, tipico della nostra epoca, colpisce prima di tutto le relazioni interpersonali, di cui la relazione affettiva e l’innamoramento sono, o dovrebbero essere, la dimensione più alta e più intensa.

Questa labilità relazionale associata all’accettazione della supremazia del denaro e del mercato in ogni ambito della nostra vita ha condotto enormi trasformazioni anche nelle relazioni affettive che si sono progressivamente spogliate dell’amore platonico o romantico che arrivava al sesso solo alla fine di una “spasimante” attesa. In questo impoverimento progressivo delle relazioni sentimentali che, dopo aver separato definitivamente il sesso dalla procreazione, hanno perso la dimensione del “per sempre”, si è introdotto e vagheggiato l’amore del “qui ed ora”, rimuovendo completamente l’idea stessa della fedeltà. Ciò che rimane di questo processo di de-costruzione della relazione affettiva è solo la performance, solo l’erotismo che, per essere lontanamente attraente, deve riempire i vuoti lasciati del senso (la passione, il desiderio, la procreazione, la fedeltà, l’indissolubilità) attraverso l’esercizio salutistico di un sesso estremo divenuto quasi una tecnica da imparare dai manuali e da realizzare con l’aiuto della pornografia e dei sexy shop. Negli ultimi decenni, infatti, «il porno è dilagato diventando, grazie al web, uno dei prodotti visivi più consumati anche dal pubblico femminile, senza che sia più soggetto a persecuzioni giudiziarie, rifiuti morali o sensi di colpa personali» (Cfr. M. Belpoliti, Il sesso postmoderno: tanta fatica per non fare l’amore, in “La Stampa”, 3 luglio 2013). Che anche le persone e il sesso siano diventate una merce che si può vendere e comprare si evince facilmente guardando le pubblicità che usano continuamente gli ammiccamenti erotici di maschi e femmine (qui è quasi raggiunta la parità dei sessi!) per indurre all’acquisto di questo o quel prodotto. Questa «mancanza di un vero processo educativo alle emozioni e agli affetti, l’esposizione precoce a spettacoli fuorvianti, la produzione da parte dei mass media di modelli affettivi fugaci e senza senso, portano molti ragazzi a strutturare vere e proprie dipendenze emotive ed erotiche» (E. Aceti, G. Milan, L’epoca delle speranze possibili. Adolescenti oggi, Città Nuova, Roma 2010). Questa riqualificazione del valore dei gesti d’affetto può essere la prima forma di protezione e di prevenzione della banalizzazione dilagante del sesso, vissuto, sempre di più, come l’unica realizzazione del rapporto affettivo uomo-donna. Se si parla con i giovani, naturalmente, l’approccio è molto diverso; le differenze generazionali, infatti, portano a vedere i problemi da punti di vista diversi: se per gli adulti, infatti, il punto di partenza è principalmente la paura del relativismo che ridimensiona tutte le domande etiche risolvendole con l’autodeterminazione del soggetto libero, il cui limite unico è la libertà dell’altro, i giovani non vogliono essere “indottrinati” attraverso l’elencazione dei precetti asseriti “per il loro bene”, ma piuttosto vogliono essere riconosciuti come soggetti ai quali dare fiducia sulla bontà delle loro intenzioni, da sostenere e indirizzare con l’offerta di criteri di scelta e la testimonianza credibile di una vita buona. Per parlare di amore in modo umano e rispettoso della dignità personale l’unico modo è fare un discorso sul suo significato. È necessario riaffermare che, pur partendo necessariamente dalla componente corporea che connota indelebilmente la natura umana nel suo essere maschio e femmina, ciò che rende la sessualità veramente umana è la messa in gioco di tutte le dimensioni della persona; solo così infatti si potrà strapparla dalla schiavitù dell’istinto, per inserirla nella sfera della libertà, della responsabilità e della scelta. Educare all’affettività e alla sessualità, perciò, non può prescindere da un approccio globale che non guardi solo il corpo o, peggio ancora, l’organo, ma che abbia dinanzi a sé la persona umana, la sua natura e il suo bene. Educare a divenire adulti realizzati, infatti, può solo essere considerato «un processo che tende a insegnare a vivere, e dunque si rivolge all’uomo tutto intero nel suo rapporto con il mondo e quindi con la società, intesa come un luogo e un insieme di relazioni. L’educazione deve mettere al centro la persona, e solo allora potrà occuparsi anche di sessualità» (V. Andreoli, L’educazione (im)possibile. Orientarsi in una società senza padri, Rizzoli, Milano).Questa continua disponibilità di sesso ridotto a esercizio ha una conseguenza grave in campo educativo «essendo ormai tradotto in oggetto banale, non fa più parte dei desideri… Scomparsa la capacità di aspettare, non si riesce più a dare il senso di un investimento, di un cambiamento interiore, di un rafforzamento del desiderio. E senza l’attesa spariscono anche le tappe per giungere all’amore» (V. Andreoli, L’educazione (im)possibile. Orientarsi in una società senza padri, Rizzoli, Milano). Per raggiungere questa trasformazione è necessaria «una relazione che è educativa nella misura in cui sa porsi come processo di continua ricerca ed evoluzione verso nuovi orizzonti di senso, che unisce entrambi,  educatore ed educando, in uno scambio di prospettive, di dubbi e di soluzioni creative» (M. De Beni, prefazione al libro di M. Cunico, Voglia di diventare grandi. Le piccole e grandi domande degli adolescenti allo psicologo, Città Nuova, Roma 2009). Importantissimo perciò favorire spazi di riflessione inter e intra generazionali per riabituarci a scambiare le esperienze, parlare di emozioni, di affetto e di amore, nella consapevolezza che «cercare le parole per qualcosa che ci lascia senza parole è il modo migliore per trasformare ciò che dura un istante in qualcosa di più vicino al “ per sempre”» (A. Pellai, Il primo bacio. L’educazione sentimentale ai tempi di Facebook, Milano, 2012).

 

di Don Salvatore Rinaldi

Rubrica "Fede e Società"

Lunedì 11 Dicembre 2017

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