Mass Media: la comunicazione al servizio dei "valori non negoziabili"

A conclusione della sua Critica della ragion pratica, Kant scrive che «due cose riempiono l’animo di ammirazione e venerazione…: il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me». Anche l’uomo bioetico è colui che sa disporsi alla contemplazione di quel cielo stellato verso cui sente interiormente e profondamente di dover orientare i suoi passi e da cui sempre nuovamente, per via di quella legge morale che è dentro di lui, si sente attratto. 

I valori devono essere realizzati dall’uomo, ad essi egli dovrà tendere nella quotidianità della sua esistenza terrena. Ma perché possano essere realizzati, i valori devono essere prima conosciuti, per conoscerli ci si dovrà disporre a quell’atteggiamento di profonda contemplazione. Il regno ideale dei valori sta di fronte, al di sopra dell’uomo, ma solo scoperto, conosciuto, riconosciuto, accettato o rifiutato. «I valori non si modificano nella rivoluzione dell’ethos. La loro essenza è sopratemporale, e soprastorica». Nell’uomo semmai si modifica la consapevolezza che egli ha del valore. Come non sarà mai possibile, conoscere il numero esatto delle stelle, così non sarà mai possibile, nemmeno allo sguardo più acuto e contemplativo, afferrare l’immensa quantità dei valori che costellano l’orizzonte morale della storia. Ma, come per il cielo stellato, anche per questo regno ideale l’importante non è conoscere il numero esatto dei valori, ma sapere come ci si dovrà collocare di fronte ad essi e vivere in tensione verso la loro realtà ideale.“Nel progetto di Dio, la comunicazione umana è una modalità essenziale per vivere la comunione. L’essere umano, immagine e somiglianza del creatore, è capace di esprimere e condividere il vero,il buono, il bello. È capace di raccontare la propria esperienza e il mondo, e di costruire così la memoria e la comprensione degli eventi”. Sono le parole del messaggio di Papa Francesco per la LII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Ci richiamano la centralità della nostra capacità di comunicare nella relazione. Il punto di vista sociologico ci aiuta a comprendere quanto la rivoluzione digitale ha influenzato in modo determinante le relazioni tra le persone. Il cambiamento è proprio antropologico perché con l’accesso alle informazioni e alla inflazione mediatica che viviamo, sembra diventare sempre più attuale il principio di Nietszche per cui “non ci sono fatti ma solo interpretazioni”. La verità è stata sostituita con l’opinione, che è apparsa subito molto più simpatica, con minori pretese, minor superbia e, soprattutto, incapace d’infastidire il prossimo, perché assolutamente libera da qualsiasi studio, approfondimento, verifica. La verità è l’unica premessa possibile per la comunicazione e quindi per entrare in relazione con gli altri. Ma se la verità buona è quella che parla di divenire e di complessità, non è più possibile, come non lo è mai stato, distinguere negli atteggiamenti relazionali un’etica della responsabilità. Non esistono, quindi, verità buone e verità cattive, ma esiste un cattivo uso di quelle verità, che avrebbero potuto essere buone, ma che sono state snaturate. Quando una verità non può esprimere la propria intrinseca forza, la propria naturale apertura alla complessità e al divenire, e quindi al proprio logico e coerente superamento, quando una verità è costretta a piegarsi e a rinchiudersi nell’imposizione autoritaria, nell’immobile dogmatismo, allora quella verità è già morta, si è già trasformata nel suo opposto ed è divenuta menzogna. Perché la Verità,, che è una e che è sempre la stessa, non è una mummia, un morto cadavere, ma è il Vivente per eccellenza. Il messaggio di Papa Francesco, per il 52° giornata mondiale della comunicazione, applica alla comunicazione la dottrina cattolica circa l’uomo: l’uomo come creatura di Dio è positività; quando l’uomo segue il suo orgoglio egoistico distorce la sua stessa bellezza; per ritornare in possesso della sua piena positività deve esercitarsi nella responsabilità. Questo discorso cristiano applicato alla comunicazione si esprime così: la comunicazione è realtà essenziale per vivere la comunione, esprimere il bene, il vero e il bello, raccontare la propria esperienza e il mondo. Se e quando l’uomo si abbandona all’orgoglio egoistico distorce la relazione e la verità. Il ritorno alla vera comunicazione necessita di responsabilità nella ricerca della verità e nella costruzione del bene. Le notizie false – prosegue Papa Francesco – sono praticate per precisi motivi: influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici. Papa Francesco individua la causa principale del crearsi e del diffondersi di notizie false nella “bramosia insaziabile del comunicare”, che nulla ha a che fare con il condividere come potenzialità dei social media. La bramosia del comunicare altro non è del resto che l’estensione della bramosia del potere e del denaro, dell’avere e del godere. L’esito di una mancanza di resistenza alle notizie false è descritto dal Papa con una citazione di Dostoevskij che non ha bisogno di commento:«chi mente a sé stesso e ascolta le proprie menzogne arriva al punto di non poter più distinguere la verità, né dentro di sé, né intorno a sé, e così comincia a non avere più stima né di sé stesso, né degli altri, poi, siccome non ha più stima di nessuno, cessa anche di amare, e allora, in mancanza di amore, per sentirsi occupato e per distrarsi si abbandona alle passioni e ai piaceri volgari, e per colpa dei suoi vizi diventa come una bestia; e tutto questo deriva dal continuo mentire, agli altri e a sé stesso» (I fratelli Karamazov, II, 2). Papa Francesco prosegue ponendosi la domanda: come dunque difenderci? Anche a questo riguardo la proposta si svolge su tre livelli. Il primo: il più radicale antidoto al virus della falsità è lasciarsi purificare dalla verità. La frase è molto densa. La verità (come la falsità) non è solo fatta di testa, di ragione, ma anche di emozioni, di cuore. C’è molta filosofia, molta teologia e molta esperienza di Dio dietro a questa fase! Il secondo livello: la verità ha una dimensione concettuale: “portare alla luce le cose nascoste”. Il terzo livello: nella visione cristiana la verità non è soltanto il portare alla luce cose oscure, ma si comprende come una realtà più ampia. Questa realtà più ampia gode di alcune precise caratteristiche: La verità ha a che fare con la vita intera; La verità è ciò su cui ci si può appoggiare per non cadere; L’unica verità veramente affidabile e degno di fiducia, sul quale si può contare, ossia “vero”, è il Dio vivente. Ecco l’affermazione di Gesù:«Io sono la verità» (Gv 14,6); L’uomo, allora, scopre e riscopre la verità quando la sperimenta in sé stesso come fedeltà e affidabilità di chi lo ama. Solo questo libera l’uomo: «La verità vi farà liberi» (Gv 8,32); Per discernere la verità occorre vagliare ciò che asseconda la comunione e promuove il bene… Dai frutti possiamo distinguere la verità degli enunciati: se suscitano polemica,fomentano divisioni, infondono rassegnazione; o se, invece, conducono a una riflessione consapevole e matura, al dialogo costruttivo, a un’operosità proficua; infine: non si smette mai di ricercare la verità, perché qualcosa di falso può sempre insinuarsi, anche nel dire cose vere. Questi pensieri alti si applicano concretamente alla professione del giornalista. A riguardo di tale figura Papa Francesco afferma: il giornalista è custode responsabile delle notizie; il giornalista sa che al centro della notizia c’è la persona; il giornalista sa che l’accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace. Kant, nei Fondamenti per una metafisica dei costumi, presenta il suo imperativo categorico: «Agisci in modo da trattare l’umanità tanto nella tua persona quanto nella persona di ogni altro, sempre e ad un tempo come fine, e mai semplicemente come mezzo».

 

di don Salvatore Rinaldi

Rubrica "Fede e Società"

Articolo di lunedì 7 Maggio 2018

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