Custode e interprete

L’essere persona, creata ad immagine di Dio, si traduce per l’uomo in alcune capacità peculiari: razionalità, volontà libera, autocoscienza, capacità di discernere il bene e il male; in definitiva, tra le creatura visibili, solo nell’uomo vi è la capacità di conoscere ed amare Dio.

Per questo motivo, nell’ordine del creato, l’uomo è al vertice di tutto ciò che esiste ed ogni cosa è a lui sottomessa e finalizzata, come attestano gli stessi racconti della creazione. Come “Luogotenente” del Creatore, egli ha la responsabilità delle realtà create che, dopo il peccato d’origine, deve ri-orientare a Lui, attraverso la sua opera faticosa; mai egli potrà essere considerato o trattato alla stregua delle cose, tanto meno potrà essere assoggettato ai suoi simili o ad altre creature; la sua giusta connotazione sarà sempre quella di “fine”, mai di mero “mezzo o strumento”. Il dono della vita, che l’uomo ha ricevuto da Dio, ha in sé una tensione che tende a superare i limiti del tempo, verso un compimento che soltanto nella vita eterna troverà la sua pienezza. L’uomo ne sente il potente richiamo che lo rende perennemente insoddisfatto di fronte a tutte le sue possibili conquiste niente, tra le creature, potrà saziare la sua fame di Infinito, come aveva bene intuito S. Agostino: “Tu ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in te”. Solo nell’incontro con un'altra persona umana, anch’essa creata “ad immagine e somiglianza di Dio”, l’uomo può riconoscere la presenza-segno di ciò che il suo cuore intimamente cerca: è l’espressione dell’amore, che rimanda ultimamente alla comunione con Dio. È nella prospettiva della vita eterna, poi, che si può cogliere il significato ultimo della verità cristiana sulla vita umana; la sua peculiare dignità non dipende solo dalle sue origini, cioè dall’atto creativo di Dio, ma anche dal suo fine, dal suo essere ordinata “alla comunione in Dio nella conoscenza e nell’amore di Lui”. La vita umana: essa deve essere considerata “sacra”, in quanto “proviene da Dio, è suo dono, sua immagine e impronta, partecipazione del suo soffio vitale”; ma anche perché essa ritorna a Dio, è a Lui orientata, in Lui si compirà come incontro definitivo di comunione e d’amore, nella condizione esistenziale del Paradiso. La “sacralità” della vita umana dipende, quindi, dal suo radicale legame ontologico al Creatore, di cui essa è icona e manifestazione in questo mondo. L’uomo, pertanto, non può disporre a piacimento della propria vita, di cui non è “proprietario assoluto”, bensì “custode ed interprete” in nome di Dio; nel gestirla responsabilmente, egli dovrà sempre riferirsi al Creatore, sorgente di questo dono, per trovare i criteri e la finalità delle sue scelte quotidiane. È un dovere conseguente, per chi ha ricevuto in gestione qualcosa che non gli appartiene in senso pieno, averne la massima cura e conservarla per tutto il tempo dell’affidamento, finché il proprietario non ne chieda la restituzione. Non solo costui si guarderà dal distruggerla o dal procurarle qualche danno, ma cercherà anche di promuoverla e migliorarla con tutti i mezzi a sua disposizione; l’impegno profuso nell’essere fedeli al proprio mandato, sarà tanto maggiore quanto più è grande, nella considerazione del legittimo proprietario, il valore di ciò che è stato affidato. Ora, “la vita fisica, per cui ha inizio la vicenda umana nel mondo, non esaurisce certamente in sé tutto il valore della persona né rappresenta il bene supremo dell’uomo che è chiamato all’eternità”. Essa ha invece un valore “relativo” a tale compimento ultimo, tanto da poter essere sacrificata, se ciò fosse assolutamente inevitabile, per non perdere il bene “assoluto” della vita eterna: è questa l’altissima ed eroica scelta evangelica (e quindi anche sommamente etica) che hanno compiuto i martiri cristiani di tutti i tempi. Ma, fatto salvo questo valore sommo, non vi è alcun dubbio che la vita fisica umana costituisca per l’uomo un bene fondamentale o primario, in quanto essa è condizione di possibilità per la realizzazione di tutti gli altri beni della persona. Ne consegue che ogni altro valore o bene umano, deve essere perseguito e realizzato nel rispetto assoluto della vita fisica umana; nella ricerca dei tanti “beni parziali”, tappe intermedie verso il Bene ultimo, la vita umana occupa sempre il primo posto, senza eccezioni. Lo “star bene” dell’uomo è pertanto il risultato dell’armonico intersecarsi di quattro componenti, la componente organica, quella psicologica, quella socio-ambientale e quella etico-spirituale, nella serena accettazione del fatto che, perdurante la nostra condizione terrena, ogni dimensione umana è segnata dalla parzialità. Alla luce di quanto appena accennato, risulta perciò spiccatamente utopica e, in parte, fuorviante la nota definizione prodotta dall’OMS, nel 1946, che indica la salute come “lo stato di completo benessere corporeo, mentale e sociale e non solo l’assenza di malattia e di infermità”. Lo stare bene, il poter contare sulla sana capacità espressiva delle proprie risorse umane (biofisiche, psichiche e spirituali), non solo facilita grandemente l’uomo all’attuazione della propria individualità, ma, qualche volta, si dimostra addirittura indispensabile al compimento dei suoi doveri verso la comunità cristiana e la società intera. Tuttavia, la salute, in quanto bene per la persona, non possiede un valore assoluto e, come tale, incommensurabile; al contrario, essa si presta alla comparazione con altri beni relativi, soprattutto qualora determinate circostanze concrete dovessero rendere conflittuale la sua realizzazione o conservazione. Essa, in quanto qualità (sana/malata) della vita della persona, ha come ovvio presupposto il sussistere della vita fisica dell’individuo soltanto di una persona vivente si potrà promuovere e curare lo stato di salute; perciò, moralmente parlando, l’impegno per la tutela della vita umana costituisce il primo passo ed il fondamento stesso di ogni sforzo per sostenere e promuovere il bene della salute.

 

di don Salvatore Rinaldi

Articolo di lunedì 24 giugno 2019

Rubrica "Fede e Società"

 

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