La mia carne

Come può Costui darci da mangiare la sua carne? È una domanda seria quella che si fanno i Giudei. Noi siamo abituati a leggere queste parole di Gesù pensando all' Eucarestia e, forse abbiamo un po' disinnescato la portata scandalosa di ciò che contengono. Eppure, fin dall'inizio della Chiesa questo comando di Gesù era un mistero che la gente di fuori non capiva e storpiava, immaginando chissà quali banchetti umani e accusando i cristiani di cannibalismo.

Forse, il problema non era dei Giudei, e neppure dei pagani; a guardarci bene il problema è nostro, che non siamo più capaci di cogliere la forza rivoluzionaria delle parole di Gesù. Ad Abitene, una piccola località nell' attuale Tunisia, 49 cristiani furono sorpresi una domenica mentre, riuniti in casa di Ottavio Felice, celebravano l' Eucarestia sfidando così i divieti imperiali. Arrestati, vennero condotti a Cartagine per essere interrogati dal Proconsole Anulino. Significativa, tra le altre, la risposta che un certo Emerito diede al Proconsole che gli chiedeva perché mai avessero trasgredito l’ordine severo dell'imperatore. Egli rispose: “Sine dominico non possumus”: cioè senza riunirci in assemblea la domenica per celebrare l’Eucarestia non possiamo vivere. Ci mancherebbero le forze per affrontare le difficoltà quotidiane e non soccombere. Dopo atroci torture, questi 49 martiri di Abitene furono uccisi. Confermarono così, con l' effusione del sangue, la loro fede. Morirono, ma vinsero: noi ora li ricordiamo nella gloria del Cristo Risorto.  Abbiamo bisogno di questo Pane per affrontare le fatiche e le stanchezze del viaggio. Cibarsi del Pane eucaristico e sperimentare la comunione dei fratelli e delle sorelle in Cristo è un bisogno per il Cristiano, è una gioia, così il cristiano può trovare l'energia necessaria per il cammino che dobbiamo percorrere ogni settimana. Quando noi dobbiamo superare certi ostacoli, reggere urti pesanti della vita, o anche solo trovare la forza per imparare stimoli nuovi che non ci appartengono, abbiamo bisogno di “mangiare la carne” di chi ci è accanto. Lo sappiamo: ti bastano i buoni consigli di chi ha sempre le parole giuste in teoria; ci serve qualcuno che accetti di camminare insieme a noi, di mostrarci la strada, di sostenere le nostre cadute, di esercitare quella fiducia nella vita che in tante occasioni a noi manca.  Questo compito è scarnificante: è -  appunto -  il dono della propria carne. Capiamo allora il Vangelo quando Gesù dice che l'unico modo per avere la vita è mangiare la sua carne e bere il suo sangue, così da rimanere in lui. Ci chiede di nutrirci dell'Eucarestia, certo, ma prima ancora ci invita a lasciare che il suo stile, le sue scelte... ossia tutta la sua vita diventi ciò di cui ci nutriamo. Il Signore non ci lascia soli in questo cammino. Egli è con noi. Egli dice: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui'” (Gv 6,56). La gente lo vuole grande e in definitiva anche noi spesso lo vogliamo un po’ lontano da noi. Si direbbe che, in fondo, la gente non voglia avere Dio così vicino, così alla mano, così partecipe delle sue vicende. Abbiamo bisogno di un Dio vicino, di un Dio che si dà nelle nostre mani e che ci ama. Nell'Eucarestia Cristo è realmente presente tra noi. La sua non è una presenza statica. È una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a sé. Cristo ci attira a sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con Lui.  In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli e la comunione con il Signore è sempre anche comunione con le sorelle e con i fratelli. Spesso c'è la tentazione di coglierla non come il culmine della vita cristiana, ma come l'unica cosa sufficiente che cambia misteriosamente la nostra vita. In certi casi l'Eucarestia è vissuta come una devozione personale, una necessità per la cura della mia anima, che però non esprime quella forza di cambiamento che è propria del “mangiare la carne”.  Diventa una pratica intimistica. Certo, non sta a noi quantificare la grazia, ma se questa grazia non si esprime in impegno, scelta di dare a mia volta la carne per qualcuno, allora forse mi sto crogiolando in una serenità spirituale ben lontana dall'Eucarestia.

 

di don Salvatore Rinaldi

Articolo di lunedì 29 Giugno 2020

Rubrica "Fede e Società"

 

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