Una chiesa premurata

In Amoris Letitia al capitolo ottavo dell’Esortazione (“Accompagnare, discernere e integrare la fragilità”) contiene una prolungata riflessione sulla ‘misericordia pastorale’ (n. 307312), che non si limita a riproporre l’immagine della misericordia come «architrave che sorregge la vita della Chiesa», ma indica «un quadro e un clima» che «ci impedisce di sviluppare una teologia morale fredda da scrivania nel trattare i temi più delicati e ci colloca piuttosto nel contesto di un discernimento pastorale carico di amore misericordioso, che si dispone sempre a comprendere, a perdonare, ad accompagnare, a sperare, soprattutto a integrare» (n. 312).

Papa Francesco invita a uscire con più decisioni dal ruolo di controllori ed entrare in quello di facilitatori della grazia, annunciatori del «primato della carità come risposta all’iniziativa dell’amore gratuito di Dio» (n. 311). Il Pontefice, esperto in umanità, chiede a tutta la Chiesa di entrare più chiaramente nelle «circostanze attenuanti» che il «discernimento pastorale» porta con sé (n. 301-306). In pratica come pastori e come comunità cristiana siamo invitati a frequentare di più gli “ambienti” nei quali si evidenziano situazioni spesso totalmente nuove e imprevedibili. Bisogna portarvi il lievito del Vangelo, non prontuari o ricette. Il Papa incoraggia tutta la Chiesa a uscire per essere sempre più pronta a portare nella mente e nel cuore l’esperienza umana ferita degli uomini e delle donne del nostro tempo. Le esigenze del Vangelo non hanno timore di confrontarsi con i “condizionamenti” e i “fattori che limitano la capacità di decisione”. Continua: «Non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante» (n. 301). Oggi il cammino pastorale che ci è proposto offre soddisfazioni e preoccupazioni insieme: dobbiamo tornare a formare le coscienze, a dedicare attenzione alla direzione spirituale e alla sana pratica della confessione, a combattere i conformismi pastorali modellati fondamentalmente su schemi sacramentali e non di evangelizzazione. Tutto questo ci scomoda perché obbliga a ridefinire il quadro e gli obbiettivi generali della vita pastorale. All’uomo di Nazareth, Gesù, interessano tutte le “cento pecore” dell’ovile: il suo Spirito è all’opera e suscita nuovi carismi per la grande avventura della consegna del Vangelo della gioia alle famiglie di oggi. Anche a costo di fare l’esperienza della «letizia di essere giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù» (cfr. At 5,41). Il Papa, come pastore, incoraggia ogni Chiesa locale a discernere il modo migliore per organizzare la preparazione al matrimonio, evitando però di ridursi alla consegna di tutto il Catechismo o di «saturarli con troppi argomenti» (n. 207). Dando vita così a Fondazioni e Associazioni come ad esempio la Fondazione Famiglia Dono Grande che in collaborazione con l’associazione Servi Familiae, ha dato vita al Progetto Misterogrande, importando in Italia un corso nato nel mondo anglosassone con l’intento di aiutare coppie sposate (anche solo civilmente) o non sposate a rafforzare o rinfrescare il proprio rapporto di coppia. Ora il The Marriage Course (TMC) è ritornato ad essere gestito da Alpha Italia, la versione italiana di Alpha International ma le finalità rimangono le medesime. È una proposta arricchente aperta alle coppie di tute le età, rivolta anche ai non credenti o a coloro che vivono nelle “periferie” della Chiesa. È un corso pratico, semplice, con un linguaggio accessibile a tutti all’interno del quale viene gradualmente presentata l’importanza di «far entrare» Dio nel rapporto di coppia. La formula del The Marriage Course: atmosfera accogliente e romantica, cena semplice e rilassante, video e tematiche interessanti, conversazioni di coppia, NO confronto comunitario o lavori di gruppo. La cadenza settimanale del corso permette alle coppie di “regalarsi” ritmicamente tempo e attenzione reciproche e di fissare trucchi e modalità per coltivare la propria relazione. La Chiesa, dunque, non potrà svolgere il compito che le è assegnato da Dio nei confronti della famiglia, se non coinvolgerà le famiglie in questo stesso compito, secondo lo stile di Dio. E pertanto, senza assumere essa i tratti di una comunione famigliare.

 

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