Croce: coraggio, croce: sacrificio, croce: speranza e futuro

Le meditazioni che seguono sono tratte dalla 36' edizione della via crucis vivente cittadina organizzata dal gruppo scout Agesci di Venafro. "Essere innalzati" è l'espressione usata, di solito, per evocare l'affermazione di una persona, la sua capacità di distinguersi, di segnalarsi, di avere successo. "Essere innalzati" è dunque sinonimo di potere, di gloria, di forza. 

Nella singola vicenda di Gesù possiamo vedere la storia dell'umanità: amare costa fatica e l'uomo cerca altre vie, preferisce trovare gloria con le proprie opere! Ma in questo modo resta rinchiuso in logiche umane. Seguire Cristo invece significa accogliere una speranza scomoda, soprattutto perché ti spinge a farti carico delle tue responsabilità, ma, al tempo stesso, ti ricorda che non puoi avere il controllo totale e che non tutto dipende da te. “Uomo di Nazareth, sii tu il nostro compagno di viaggio, la nostra guida e il nostro sostegno: in te speriamo, in te guardiamo, con te vogliamo vivere e morire alla menzogna per vivere il per sempre”. La passione e la morte di Gesù non sono un incidente di percorso da dimenticare rapidamente, ma la strada che Dio ha scelto per raggiungere l'umanità e liberarla dalla menzogna, per farla entrare in una vita nuova. “Quando sarai innalzato non su di un trono, ma sulla croce, gli uomini finalmente si accorgeranno di quanto il Padre ami il mondo, al punto di donare te, il suo Figlio, di metterti nelle mani degli uomini”. Di fronte all'innocente innalzato non è possibile un semplice cambiamento di vita, un rinnovamento interiore, una trasformazione profonda, è invece necessaria la radicalità di una nuova nascita, di una vita nuova. Un modo nuovo di vedere le cose. Ad ogni uomo è data la bussola delle sue scelte. Non è orientata dai criteri del successo, dalla riuscita, ma dalla fedeltà a un disegno di salvezza e al suo modo di agire. In questo cammino cerchiamo la forza nel seguire l'Uomo di Nazareth imparando da lui il coraggio di amare e la capacità di donarci agli altri. Incontreremo realtà che ci invitano a cercare una rinascita. Il cireneo esprime la vera arte dell'accompagnamento: farsi vicino. L'incontro con la madre: i genitori non stanno solo "con" i loro figli, ma anche "davanti" a loro, per tracciare la strada e indicare una rotta sicura, nel corso della quale compiere le proprie scelte. La croce: guardiamo al crocifisso così terreno, così siamo costretti a guardare verso il cielo. La croce è simbolo di coraggio. Gesù ci insegna a non nasconderci di fronte alle esigenze dell'amore. Siamo chiamati a consumarci nell'amore autentico, donandoci senza riserve. Sacrificio: la croce è pesante, e amare costa sacrificio. Spesso temiamo questa parola, ma è proprio attraverso il sacrificio che doniamo veramente noi stessi. Speranza e futuro: la via crucis non è solo una tradizione, ma è la strada che sconfigge la menzogna, il male e la morte. Conduce alla luce radiosa della resurrezione di Cristo, aprendo gli orizzonti di una vita nuova e piena. È la Via della speranza e del futuro. “Eppure vederti lì appeso ad una croce è meravigliarmi che tuo padre fosse assetato di sangue da costringere un figlio a un supplizio assurdo, ma al contrario vuol mostrare che la volontà di tuo padre da sempre è quella di salvare il mondo e che tu sei tanto legato al Padre da voler realizzare questo progetto”. E allora "se sei il figlio di Dio, scendi dalla croce noi crederemo in te". Non è facile accogliere una salvezza che non si realizza esibendo i muscoli, che non si compie attraverso un giudizio o un castigo, ma passa attraverso l'esperienza di essere rifiutati e calpestati. È una logica carica di solo amore. Non fare della tua vita una prigione e del tuo cuore una gabbia. Puoi cambiare cercando di ammettere i tuoi errori e di rivedere le tue decisioni. Puoi anche modificare il rapporto con gli altri e lo sguardo su di loro. Nel Battesimo è mescolato in giuste proporzioni il finito e il finito. Fino a che la sua e la nostra vita formino un fiume solo nell'essere nella vita donatori di vita accendendo, perdonando e guarendo il disamore, aprendo spazi a un profumo di bellezza.

 

Articolo di lunedì 25 Marzo 2024

Rubrica "Fede e Società"

di don Salvatore Rinaldi

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